Sette tipi di fame: cosa sono e perché è importante conoscerli

A chi non è mai capitato di mangiare pur non avendo appetito? Di avvertire un languore improvviso guardando il cibo in televisione, cucinato da famosi chef, o sollecitati da un profumo di pizza calda?

Sono molti gli stimoli sensoriali esterni o endogeni (cioè che provengono da noi) che possono far nascere l’urgenza di mangiare pur non avendo un bisogno effettivo, cioè fisiologico, di apportare calorie al nostro corpo. Vedremo, in questo articolo, i sette tipi di fame più comuni e perché è importante conoscerli.

Se lasciamo da parte il “vero” appetito, infatti, scopriremo che i motivi per cui avvertiamo il bisogno di mangiare sono di diverso ordine e tipo.

Tra le variabili in gioco vi sono l’abitudine, la cultura – orari, numero di portate, quantità, occasioni – il senso di vuoto, la tristezza così come la felicità, una delusione amorosa e molto altro ancora.

Ed è proprio quando non è l’appetito a dettare i ritmi naturali che il senso di fame sopraggiunge all’improvviso, urgente e pervasivo: mangiare in quel momento diventa prioritario, rispetto a qualsiasi attività si stia svolgendo, proprio come se stessimo “morendo” di fame!

Questa urgenza (o craving) è tipica di chi soffre di disturbi alimentari e rappresenta una vera e propria compulsione, una fame di tipo bulimico difficilmente arginabile, che porta ad abbuffarsi. Occasionalmente può essere provata da persone che non soffrono di disturbi alimentari, sebbene accada più facilmente a chi ha qualche difficoltà a gestire la propria alimentazione, sia in generale che, in particolare, durante periodi di diete restrittive.

Che cosa scatena questa sensazione di fame urgente?

Jan Chozen Bays, nel suo libro Mindful Eating: A Guide to Rediscovering a Healthy and Joyful Relationship with Food (2009), elenca ben sette tipi di fame che possono essere innescati, appunto, da sette diversi tipi di stimoli. Solo due di questi possono essere considerati stimoli che rispecchiano una reale necessità di mangiare.

Ogni persona potrà riconoscersi come più attivata da uno (o più) di questi tipi di fame, con conseguenze sul relativo comportamento alimentare, soprattutto in termini di discontrollo.
In questa sede mi limiterò ad elencare i sette tipi di fame e ad una loro breve descrizione: vedremo in seguito, in altri articoli, quali sono le specifiche conseguenze a livello del comportamento alimentare e quali le strategie da mettere in atto per arginarne gli effetti.

Il primo passo da fare, è quello di individuare il proprio trigger, ovvero lo stimolo che più di altri attiva la fame compulsiva. Si possono così mettere in atto delle semplici strategie di evitamento dello stimolo o, qualora si tratti di stimoli di tipo endogeno, imparare a riconoscerli prima di cadere nella trappola dell’abbuffata.

 

I SETTE TIPI DI FAME

  1. Fame del naso 

La fame del naso

 

In questo caso lo stimolo è, chiaramente, di tipo olfattivo. Accade così che in presenza di odori particolarmente gradevoli, soprattutto se di cibi molto appetibili e saporiti, si inizi a sentire una sensazione di fame che porta a mangiare anche senza appetito. I cibi caldi sollecitano in modo particolare questo tipo di fame visto che rilasciano odori più forti e percepibili anche ad una certa distanza, come nel caso del pane appena sfornato!

 

 

  1. Fame degli occhi

Fonte: www.ilfioredicappero.com – Daniela Cicioni

Anche l’occhio vuole la sua parte! Questo vecchio modo di dire si riferisce proprio al fatto che anche la sola vista del cibo può stimolare la fame. Può sembrare ovvio e non meravigliare più di tanto, ma si provi a pensare un attimo a quando ciò accade con la fotografia di un piatto ben disposto, in assenza quindi di altri stimoli collegati al gusto, quello olfattivo in primis. Nonostante ciò avvertiamo comunque l’acquolina in bocca! Vedremo, nei prossimi articoli, perché ciò avvenga e quali sono le migliori strategie di evitamento. Tanto per iniziare, evitate di accendere la TV! I vari canali sembrano letteralmente invasi da programmi culinari, dove l’aspetto del cibo, soprattutto nelle gare, ha una grande rilevanza e la sovraesposizione ad immagini di alimenti può portare a vere e proprie abbuffate compulsive.

  1. Fame della bocca

Si parla di fame della bocca quando il senso prevalente è quello del gusto ma anche quando lo stimolo della fame è sollecitato da particolari tipi di consistenze. Come accade anche per gli altri sensi, alla base della predilezione per certi tipi di gusti e consistenze vi sono motivazioni evolutive, sia in senso ontogenetico (cioè legate alla storia personale) che filogenetico (cioè legate all’evoluzione dell’uomo). In alcuni casi lo stimolo arriva dalla sola necessità di avere qualcosa in bocca, cioè di riempirla, indipendentemente dal sapore e dalla consistenza, una sorta di compensazione orale dovuta a particolari caratteristiche psicologiche. Questo specifico tipo di fame della bocca è comune nel Binge Eating Disorder: chi ne è affetto, mentre si abbuffa, non avverte praticamente il sapore di ciò che mangia, ma soltanto la sensazione di pienezza della bocca.

  1. Fame della mente

La fame della mente

Questo tipo di fame è strettamente legata a ragionamenti o pensieri automatici, involontari ed errati. Per capire a cosa mi riferisco facciamo l’esempio di una persona strettamente a dieta ma che non rispetta la tabella alimentare consigliata. Alcuni dei pensieri legati a questo comportamento possono essere: “è meglio che faccia una colazione più abbondante se voglio arrivare all’ora di pranzo senza problemi”; oppure “sono due giorni che rispetto la dieta, mi merito una fetta di torta”; e ancora “ormai ho sforato il  numero di calorie della giornata tanto vale che mangi anche questo o quello”. Tutti questi pensieri sono tanto scorretti quanto involontari e automatici. Nei prossimi articoli analizzeremo meglio questo meccanismo e cercheremo di scoprire come arginarne gli effetti sul comportamento alimentare.

  1. Fame del cuore

Si parla di fame del cuore quando il desiderio di mangiare costituisce una compensazione dovuta a sentimenti di vuoto, di solitudine o di disperazione. Può essere una modalità di coping (per quanto niente affatto funzionale) utilizzata abitualmente, o può insorgere saltuariamente in seguito a eventi luttuosi, delusioni amorose o ad una temporanea assenza.

La fame del cuore

Per usare una metafora si può dire che in questo caso il cuore è affamato di amore, ma quando i sentimenti che possono soddisfare questo tipo di fame vengono a mancare, subentra la fame di cibo. In questi casi è molto comune ricorrere a cibi consolatori, ricchi di zuccheri, grassi e sale, alimenti molto saporiti e calorici, spesso cioccolato o junk food, che soddisfano la necessità di sentirsi subito. Questi alimenti, infatti, hanno un effetto stimolante sul circuito cerebrale del piacere, anche se in seguito possono invece insorgere sentimenti di colpa o di pentimento che innescano circoli viziosi. La scelta può ricadere inoltre su cibi legati a ricordi piacevoli, all’infanzia o a storie d’amore ormai concluse.

  1. Fame dello stomaco

Di tutti i sette tipi di fame questo è il primo che può indicare un’effettiva necessità di mangiare. La sensazione di stomaco vuoto, che “brontola”, si avverte infatti quando questo organo è ormai completamente vuoto e il processo digestivo del pasto precedente è giunto al termine. Ma c’è comunque da fare attenzione. Intanto lo stomaco non deve essere sempre pieno! La richiesta proveniente dal brontolio di cui sopra può essere semplicemente legata all’abitudine di mangiare ad una certa ora e non al bisogno di ulteriori calorie.
Inoltre, vi sono alcuni tipi di tensioni, inquietudini o stati ansiosi che possono dare la sensazione di stomaco vuoto per il semplice fatto che fanno aumentare le secrezioni di succhi gastrici. E’ ciò che accade, ad esempio, a chi soffre di gastrite, un disturbo psicosomatico molto diffuso, che peggiora nei momenti di stress e tensione: si ha la sensazione di poter placare il dolore e il senso di vuoto soltanto mangiando, per investire i succhi gastrici in eccesso. In realtà, in questo modo, si stimola ulteriormente la produzione delle secrezioni della mucosa gastrica, situazione che può portare anche allo sviluppo di ulcere peptiche.
Quando il nostro “serbatoio” ci avvisa di essere in riserva, quindi, dobbiamo imparare a distinguerne le reali motivazioni.

  1. Fame delle cellule

La fame delle cellule

In poche parole si tratta della fame vera. Ogni cellula del nostro corpo necessita di una quota di energia per funzionare al meglio e per garantire la sopravvivenza di tutto il sistema-organismo. A livello cellulare tale energia, che deriva da complessi processi di elaborazione del cibo che ingeriamo, è costituita dall’ATP (Adenosina Trifosfato): la carenza di questa molecola essenziale per la vita innesca una catena di reazioni bio-chimiche che portano il messaggio di “fame” al nostro cervello. Nella nostra società è assai difficile avvertire questo tipo di fame. In genere l’apporto calorico quotidiano è più che sufficiente se non, addirittura, eccessivo. Ma è questo l’unico dei sette tipi di fame che, se saputo “ascoltare” attraverso i segnali che ci invia il nostro corpo, può informarci circa la quantità e il tipo di cibi necessari e sufficienti per il nostro buon funzionamento. E’ quindi indispensabile recuperare un rapporto sano e diretto con il nostro corpo, ad esempio attraverso gli esercizi di bioenergetica, di cui parlerò diffusamente in futuro.

 

Chissà se leggendo queste brevi descrizioni avete individuato il tipo di stimolo che, più di ogni altro, innesca il vostro senso di fame e se avete tratto alcuni spunti utili per affrontare in modo più efficace la fame compulsiva.
Nella speranza che vi sia stato utile vi rimando alla lettura dei prossimi articoli e vi invito a contattarmi se ritenete di aver bisogno di un aiuto professionale.

Vi rimando anche alla lettura di questo articolo sul Gruppo per il controllo alimentare La Libellula.

 

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Il primo colloquio è gratuito.

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