La Mindful Eating nella terapia dei disturbi alimentari

La Mindful Eating è una tecnica che fa parte del più ampio mondo della Mindfulness ed è stata introdotta in occidente dal monaco buddista vietmanita Tich Naht Hanh e da Jon Kabat-Zinn, suo allievo in buddismo, un biologo Professore Emerito in Medicina della University of Massachusetts Medical School. Quest’ultimo ha contribuito a diffondere la Mindfulness, inserendola nei percorsi psicoterapeutici in base ad un preciso protocollo e contribuendo a dimostrarne la validità e l’efficacia da un punto di vista empirico.

Mindful EatingMindful Eating: mangiare con consapevolezza

La Mindful Eating non ci dice cosa e quanto mangiare – compito, questo, riservato agli specialisti dell’alimentazione – ma come e perché: la Mindful Eating insegna, cioè, come mangiare con consapevolezza.

La Mindful Eating si è affermata quale metodo di successo all’interno di protocolli terapeutici multidisciplinari, per la cura dei Disturbi dell’Alimentazione, dimostrando la sua efficacia nella pratica clinica.

Si tratta di un ottimo strumento anche per chi non soffre di un vero e proprio disturbo dell’alimentazione, soprattutto per affrontare in modo efficace i cosiddetti “attacchi di fame” (o “fame nervosa”, “fame emotiva”).

Nella mia esperienza clinica, maturata con gruppi di pazienti residenziali, con disturbi anche molto gravi, ho potuto constatare quanto questo metodo, in apparenza semplice, sia efficace e potente.

Si tratta di una sequenza di esercizi che va ripetuta ad ogni incontro e che aumenta la portata della sua efficacia proprio grazie alla ripetizione: un vero e proprio allenamento.

La persona che la pratica viene invitata ad approcciarsi al cibo in un modo nuovo o, meglio, vecchio, ma dimenticato! Il cibo, sempre presente nelle sessioni di esercizi, viene esplorato con i sensi, proprio come farebbe un bambino davanti alla sua prima pappa, o un alieno che non conosca i nostri alimenti o, ancora, come un uomo primitivo che si trovi a decidere se quel nuovo frutto che ha trovato sia commestibile o no.

Ma andiamo per gradi.

Prima di tutto, per comprendere a fondo la Mindful Eating, come per qualsiasi altro tipo di meditazione, bisogna praticarla. La mèra descrizione costringe infatti ad una semplificazione che non rende merito al metodo.

Ciò che possiamo dire è che gli esercizi hanno come finalità quella di ottenere la presenza mentale durante i pasti, per un’alimentazione consapevole vs un’alimentazione meccanica e automatica.

“La presenza mentale è il miracolo grazie a cui recuperiamo noi stessi e le nostre forze.”
Tich Naht Hanh, 1992

Tich Nath HanhQuesto concetto, applicabile in ogni ambito della vita, non solo in quello dell’alimentazione, si riferisce alla capacità di essere presenti mentalmente e con tutti i nostri sensi quando facciamo qualcosa. L’attenzione è focalizzata sul Qui e Ora, sui messaggi sensoriali, sull’ascolto del proprio corpo. La mente si libera dai pensieri ossessivi e accantona ragionamenti e preoccupazioni, lasciandoli scorrere, dedicandosi interamente ad un singolo compito.

La presenza mentale si raggiunge attraverso una fase di induzione, guidata dal conduttore, che parte dalla regolazione e dalla consapevolezza del respiro. La concentrazione sul Qui e Ora e su ciò che si sta facendo è sia una regola che la coseguenza degli esercizi di esplorazione del cibo attraverso i 5 sensi: vista, tatto, udito, olfatto e, infine, gusto. La verbalizzazione successiva all’osserrvazione del cibo deve essere scevra dal giudizio, più oggettiva possibile e scollegata (per così dire) da tutti quei pensieri automatici – inconsci e negativi – che portano a mangiare in modo malsano, rapido, distratto e, nei casi peggiori, all’abbuffata.

Con la Mindful Eating, mangiare diventa un’esperienza sensoriale, una full immersion dei sensi che costituiscono la nostra porta sul mondo, il collegamento diretto tra noi e tutto ciò che ci circonda.

I sensi sono ciò che traghetta la realtà esterna dentro di noi, trasformandola nella nostra realtà. I pensieri, le emozioni, le credenze, i ricordi,  ne deformano la percezione, fino ad arrivare ad una vera e propria falsificazione: i sensi, invece, assorbono e introiettano la realtà in modo acritico e con l’unica deformazione dovuta ai limiti naturali di ciascun senso.

Grazie alla presenza mentale, all’esplorazione attraverso i sensi, all’àncora del Qui e Ora, senza che distrazioni o pensieri intrusivi possano guidare il comportamento, mangiare torna ad essere una funzione primaria, essenziale, in sintonia con i reali bisogni del corpo, proporzionato alle reali esigenze fisiologiche.

Ciononostante, la Mindful Eating non vi toglierà il piacere di mangiare. Anzi. Vi consentirà di acuire le sensazioni, sia quelle che provengono dai 5 sensi che quelle che provengono dal vostro corpo e, solo dopo, dalla vostra mente, come risposta a questo nuovo modo di sentire.

Mindful Eating
Cucinare annusando il cibo appaga il senso dell’olfatto già prima di mettersi a tavola

Non a caso, una caratteristica tipica di chi si abbuffa è una bassa sensibilità al sapore. Mangiano, ingurgitano, senza gustare, motivo per cui vengono scelti cibi sempre più saporiti, con grandi quantità di grassi, zuccheri e sale. Una vera e propria assuefazione, una spirale con le caratteristiche della dipendenza e dalla quale si può iniziare ad uscire proprio recuperando la giusta sensibilità ai sapori, agli odori, alla consistenza e così via.

In un articolo già pubblicato ho parlato dei 7 tipi di fame (vedi qui). La Mindful Eating vi consentirà di far fronte in modo efficace agli attacchi di fame dovuti a bisogni indotti da fattori emotivi o da pensieri stressanti  (nervosismo, dis-regolazione emotiva, cattive abitudini consolidate) o dall’iper sollecitazione di uno specifico senso. Con l’uso di tutti e 5 i sensi, e di una consapevolezza superiore, si ristabilisce un sano equilibrio nelle sensazioni legate al cibo e all’atto stesso del mangiare.
Imparare ad osservare in modo oggettivo il cibo, a percepirne le sfumature olfattive, a coglierne la consistenza e addirittura il rumore, vi consentirà di far fronte con più facilità ad una fame nervosa catalizzata da un solo senso.

Prendiamo l’esempio della “Fame della Vista”, di cui ho parlato nell’articolo succitato.

Viviamo in una società “visiva”, dove le immagini hanno un ruolo determinante in ogni contesto. Anche il cibo è diventato qualcosa di onnipresente da un punto di vista visivo: ovunque troviamo riviste e libri di ricette con foto coloratissime; spopolano i programmi di cucina dove l’arte di “impiattare” diviene uno degli elementi di giudizio più importanti; il “cake design” ha dato vita a innumerevoli corsi e gare per la torta più bella, dove il sapore è secondario (generalmente sono soltanto pan di spagna e glassa di zucchero) mentre l’effetto scenico finale è primario e determinante.

In questa orgia bulimica di immagini il senso della vista si trova ad essere iper stimolato. Un disastro per chi è semplicemente a dieta, una tragedia per chi soffre di disturbi dell’alimentazione: spesso, anche solo guardando queste immagini, si avverte una fame improvvisa e ingiustificata che può portare a mangiare senza che ve ne sia motivo.

La Mindful Eating riporta invece ad un approccio al cibo equilibrato e naturale. Piano piano, grazie all’esercizio, i pensieri automatici legati al cibo divengono meno intrusivi, meno irrazionali e la mente si libera dai desideri fittizi e dai bisogni condizionati da necessità di ben altra origine.

Nel gruppo per il controllo del comportamento alimentare (vedi qui) da me condotto viene impiegata anche la tecnica della Mindful Eating.

gruppo disturbi alimentari
La Libellula. Percorso di gruppo per il controllo alimentare

 

Per chi desidera approfondire:

La citazione contenuta nel presente articolo è tratta da: Hanh,Tich Naht. (1992) Il miracolo della presenza mentale, Roma: Ubaldini Editore (p. 21)
Hanh, Thich Nhat; Cheung, Lilian. (2012) Mindful Eating: A HarperOne Select, Canada: HarperCollins.
Kabat-Zinn, Jon. (2006) Riprendere i sensi : guarire se stessi e il mondo attraverso la consapevolezza. A cura di Diana Petech. Milano: Corbaccio.

 

Per qualsiasi ulteriore informazione o per fissare  un appuntamento contattatemi:

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Il primo colloquio è gratuito.

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