IMC, o BMI, Disturbi dell’Alimentazione e Percezione dell’Immagine Corporea

Indice di Massa Corporea (IMC o BMI, da Body Mass Index): che cos’è e cosa misura

L’Indice di Massa Corporea (IMC o BMI, da Body Mass Index) si ottiene con un semplice calcolo, che ormai conoscono quasi tutti. Si tratta di un dato biometrico che corrisponde al rapporto tra il peso e il quadrato dell’altezza. Si divide cioè il peso (supponiamo 70 kg) per l’altezza (ad esempio 1,60 mt) al quadrato (2,56). In questo caso, si otterrà un IMC pari a 27.34.

Questo indice va collocato in un’apposita tabella che restituisce la fascia di IMC/BMI, da gravemente sottopeso, a gravemente obeso, passando per la fascia normopeso. Tale informazione è molto utile da un punto di vista medico.

BMI e forma fisica
Sagome: un modo immediato per comprendere la relazione tra tabella IMC/BMI, fasce di peso e forma fisica

La letteratura scientifica mondiale, infatti, concorda ampiamente sul collegamento esistente tra IMC/BMI e il rischio di sviluppare alcune malattie. E’ ben nota, ad esempio, la relazione tra un IMC/BMI elevato (da sovrappeso a grave obesità) e il diabete o le malattie cardio-circolatorie. Questi problemi di salute, oltre a comportare una grave compromissione della qualità di vita del paziente, comportano anche alti costi per il Sistema Sanitario.

Ecco perché l’IMC/BMI, costituisce un indice di grande interesse per l’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS): nel sito del Ministero della Salute vi sono riportate le tabelle, i rischi per la salute e le indicazioni per una sana alimentazione dell’OMS.  Non è l’obiettivo di questo articolo approfondire oltre questi aspetti ma chi fosse interessato può reperire tutte le informazioni utili al link poco sopra indicato.

Per la definizione di un piano dietetico ottimale l’IMC/BMI va affiancato ad un’accurata visita medica e, possibilmente, ad una bioimpedenziometria.
Pur rappresentando un indicatore essenziale, infatti, non è sufficiente da solo. A parità di IMC/BMI la forma fisica e lo stato di salute possono essere molto diversi.
Si osservi, a titolo d’esempio, l’immagine che segue:

BMI uguale ma diversa forma fisica

Inoltre, per i bambini e i ragazzi il calcolo IMC/BMI è diverso e tiene conto delle variabili di crescita. Quelle che seguono sono le tabelle pediatriche e quella generalmente utilizzata fino ai 18 anni.

BMI bambineBMI bambini BMI under 18
CLICCARE SULLE IMMAGINI PER INGRANDIRE ( fonte: www.cdc.gov/growthcharts/)

 

IMC/BMI, Disturbi della Condotta Alimentare e Disturbi della Percezione dell’Immagine Corporea

Fin qui gli aspetti puramente di ordine medico.

Da un punto di vista psicologico, prima di addentrarsi in ulteriori approfondimenti, è bene dire che questo indice non deve essere preso come una misura assoluta della propria condizione fisica né come parametro di autovalutazione. Pensare a se stessi in termini numerici, per così dire, non solo è inutile ma può influire negativamente sulla propria autostima, sull’umore e sulla percezione dell’immagine corporea, peggiorando così eventuali disturbi già presenti. Le persone NON sono il proprio IMC/BMI!

Va detto però, che chi soffre di Disturbi dell’Alimentazione difficilmente segue con facilità un piano dietetico e, quasi sempre, è affetto da una qualche forma di distorsione della percezione della propria immagine corporea. Questa distorsione influisce, ovviamente, anche sull’autopercezione del proprio IMC/BMI. Nel caso sia presente una discrepanza rispetto a questo dato che dovrebbe essere obiettivo, possono esserci implicazioni negative in senso prognostico.

Infatti, per quanto non se ne conosca con certezza la direzione (causa, comorbilità o conseguenza?) ciò che sappiamo è che esiste una stretta relazione tra Disturbi della Condotta Alimentare (DCA) e Disturbo della distorsione dell’immagine corporea (di cui la Dismorfofobia rappresenta una forma molto grave).

Dismorfofobia
Dismorfofobia

Quest’ultimo può infatti costituire sia un fattore di rischio per l’insorgenza di un Disturbo della condotta alimentare (e quindi precederlo), che un sintomo patognomico del disturbo stesso. In ogni caso, rappresenta un elemento che complica il percorso terapeutico.

In altre parole: chi soffre di Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa o di altre patologie della condotta alimentare (inclusa la Reverse Anorexia, o Vigoressia, una preoccupazione ossessiva per la propria massa muscolare che colpisce in particolare gli uomini ) soffre, quasi sempre, di una qualche forma di Distorsione dell’immagine corporea. In questo caso l’IMC/BMI, pur essendo un indice oggettivo, non corrisponde all’immagine che il soggetto ha di se stesso.

Si tratta di una distorsione di carattere cognitivo che ha una grande influenza sul rapporto che i soggetti instaurano con il cibo e nel rapporto tra soggetto e medici, visto che è difficile convincere questo tipo di pazienti riguardo all’oggettività dei parametri di misurazione.

Per maggior chiarezza vi porto l’esempio di una mia giovane paziente anoressica. Durante un colloquio le chiesi di indicare con le mani, tenendo gli occhi chiusi, la larghezza della propria coscia. Lo spazio tra le due mani avrebbe compreso abbondantemente entrambe le sue gambe magrissime, anzi, scheletriche. Le chiesi quindi di abbassare le mani fin sopra le cosce senza toccarle, affinché non accomodasse l’ampiezza, e di aprire poi gli occhi. Quando vide la differenza non si scompose, quasi non la notasse, e affermò: “oh, mio Dio, le mie cosce sono enormi!”. Neanche l’oggettività della discrepanza tra l’ampiezza indicata dalle sue mani e quella reale aveva intaccato la sua convinzione. In questo caso si parla di un vero e proprio disturbo Dismorfofobico.

Cosa c’entra tutto questo con l’IMC/BMI?

Innanzitutto, come abbiamo già accennato, indica in quale fascia di rischio si trovi il paziente rispetto a disturbi di salute collegati al peso. Inoltre, può contribuire a evidenziare se è presente, e quanto sia grave, una distorsione dell’immagine corporea. Pur non essendo un test psicometrico (ve ne sono di accurati ma il loro approfondimento esula dalle finalità del presente articolo) può fornire una rapida e utile indicazione per il clinico grazie alla discrepanza tra IMC/BMI autopercepito dal paziente e il suo IMC/BMI reale. Ciò può essere fatto molto velocemente, mostrando una tavola come quella della prima figura riportata in questo articolo, togliendo ovviamente la tabella che riporta i numeri, e chiedendo al paziente di indicare qual è secondo lui/lei la propria corporatura.
Con molta probabilità, laddove sia presente una distorsione nella percezione della propria immagine corporea, i soggetti affetti da Anoressia o Bulimia Nervosa tenderanno ad indicare un IMC/BMI superiore a quello reale; viceversa nella Reverse Anorexia (Vigoressia) la percezione sarà di un IMC/BMI inferiore.

IMC/BMI: implicazioni terapeutiche, screening e prevenzione

Quanto sopra esposto ci aiuta a comprendere perché nei percorsi terapeutici per i Disturbi della Condotta Alimentare siano incluse tecniche mirate al riconoscimento e alla correzione delle distorsioni della percezione dell’immagine corporea. L’intento è quello di “avvicinare”, facendole collimare quanto più possibile, l’immagine corporea mentale a quella reale.  Compito nient’affatto facile e che si complica ulteriormente in presenza di comorbilità con patologie psichiatriche, laddove cioè l’esame di realtà risulti compromesso o assente.

BMI differenze di genere
Differenza nella percezione dell’immagine corporea tra femmine e maschi

La discrepanza tra IMC/BMI autopercepito e reale è presente anche nella popolazione “normale” e, soprattutto per gli adolescenti costituisce un valido indicatore di rischio per l’instararsi di un DCA. In uno studio del 2004*, ad esempio, è stato mostrato come l’auto-percezione del proprio IMC/BMI influisca sulle abitudini alimentari. Le indicazioni così ottenute sono preziose sia in termini di screening che di prevenzione, in quanto permettono di valutare sia in termini qualitativi che quantitativi il fenomeno e di intervenire prima che i disturbi evolvano in una patologia franca.
Questa ricerca ha inoltre evidenziato una differenza di genere in linea con la predisposizione ai disturbi della condotta alimentare più diffusi nei due generi. Le femmine tendono a sovrastimare il proprio IMC/BMI (in poche parole si credono più grasse di ciò che sono) mentre per i maschi è vero il contrario.  Anche se l’analisi di questi aspetti esula dal presente articolo, è importante sottolineare quanto siano imporanti il ruolo della cultura e dell’educazione stereotipizzata di genere, gli standard di bellezza dettati dalla moda e amplificati dai media.

Per concludere, possiamo affermare che l’Indice di Massa Corporea (IMC/BMI) rappresenta un dato biomedico con (almeno) una duplice utilità. Come abbiamo visto, da una parte costituisce un parametro più informativo rispetto al solo peso corporeo per la valutazione medica; dall’altra parte, può essere utilizzato nel processo di valutazione e diagnosi psicologica sia in fase iniziale (assessment), che in itinere, per verificare i progressi del paziente.

*Brener, N. D., Eaton, D. K., Lowry, R., & McManus, T. (2004).

Att.ne:
L’articolo ha uno scopo puramente divulgativo e NON DIAGNOSTICO.  Per una vera diagnosi è necessario rivolgersi ad un professionista del settore, specialista dell’alimentazione, e/o ad un medico, e/o ad uno psicologo, e/o ad uno psichiatra. Si sconsiglia vivamente il “fai da te”. Nel caso si assumano dei farmaci che possono modificare il comportamente alimentare NON SOSPENDERLI PER NESSUN MOTIVORivolgersi SEMPRE ad un medico.

 

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