I disturbi alimentari, il corpo e le emozioni

Nei disturbi alimentari il corpo, più ancora che in altre patologie, è centrale.

Nel disturbo alimentare il corpo viene modificato in modi estremi (dal sottopeso gravissimo all’obesità che rende invalidi) e si ammala. Chi soffre di disturbi alimentari è ossessionato dalla “cura” del corpo, ma avendone una visione distorta finisce per distruggerlo e, così facendo, distrugge se stesso.

La malattia fisica, così come quella psichica, è strettamente legata e interconnessa alla salute emozionale. E il corpo è la sede delle emozioni.

Ma la società moderna ha dimenticato il corpo, e con esso il mondo dei bisogni primari affettivi ed emozionali.

Nella società dell’apparenza, della chirurgia estetica, della depilazione definitiva, del muscolo scolpito, del tatuaggio come forma espressiva, delle diete senza fine, del trucco permanente, sembra quasi un’eresia, affermare che si è perso “il contatto con il […] corpo” (Lowen).

La verità è che il corpo è divenuto qualcosa da plasmare per soddisfare canoni estetici imposti dall’esterno o da usare come “maschera” verso il mondo e non qualcosa da vivere, fonte stessa di vitalità.

Tuttavia, non si possono scindere vita psichica, vita biologica e vita corporea. L’assenza di una sola di queste “parti” vorrebbe infatti dire non essere vivi.

Presupposto fondamentale della bioenergetica di Lowen è che emozioni e corpo sono inscindibili e, anzi, sono la stessa cosa. Per questo divengono parte determinante del processo terapeutico. Per Lowen il corpo è il “teatro delle emozioni” e per Groddeck, addirittura, è la “sede” stessa dell’inconscio.

Il corpo è la memoria senza parole, è il ricordo del trauma, dimenticato dalla mente, del dolore negato, della paura soffocata, della tristezza ingabbiata, della rabbia repressa, è il luogo del rimosso ed è al tempo stesso, innegabilmente, fin dal momento del concepimento, la sede dell’energia vitale.

Ed è proprio per questa inscindibile unione di emozioni e corpo che i traumi psichici e fisici, soprattutto se prolungati, lasciano tracce tangibili a lungo termine, sotto forma di blocchi muscolari, problemi posturali, modalità peculiari del movimento riscontrabili nell’andatura, nel modo di parlare e di gesticolare, e, soprattutto, nel modo di respirare. Si arriva, infine, alla malattia vera e propria, quella fisica degna di attenzione medica* e, ovviamente, ai disturbi psichici e mentali.

Quando ciò accade vi sono emozioni inespresse, non riconosciute o non tollerate a livello cosciente, in ogni caso, bloccate, metaforicamente e fisicamente nelle contratture muscolari croniche. Blocchi che impediscono il normale fluire del respiro, dell’energia emozionale, psichica e vitale, indispensabile per una condizione di benessere psico-fisico.

Per quanto siano concetti complessi e che necessiterebbero ben più delle poche righe che vi ho fin qui dedicato, si può già intuire quanto sia utile lavorare in modo congiunto su corpo e mente per acquisire auto-consapevolezza e iniziare un percorso di guarigione.

Altrettanto bene si può intuire quanto il blocco, o meglio, i blocchi emozionali a più livelli (“segmenti” di Reich) siano tra i principali “generatori” dei disturbi dell’alimentazione e della dispercezione dell’ immagine corporea.

Non a caso le indicazioni dietetiche, seppure indispensabili, da sole non bastano a risolvere un problema di disturbo alimentare. E, banalmente, ciò è vero anche per chi  non ha un vero e proprio disturbo alimentare ma, “semplicemente”,  vuol perdere qualche chilo e non ci riesce. Le tabelle dietetiche rappresentano un buon supporto  tecnico, ma per quanto necessarie, non sono sufficienti a garantire l’ottenimento dell’obiettivo e il mantenimento dello stesso qualora venga raggiuto.

Vi sono molte ragioni per cui questo accade. Tra le più importanti vi è il fatto che il cibo ha una valenza affettiva elevatissima (quando si nasce per prima cosa respiriamo e poi ci alimentiamo del latte materno…) oltre ad essere il costituente primario del nostro corpo fisico (sia a livello fisico che simbolico). Ecco perché, quando si perde, o non si è mai avuto, un rapporto equilibrato con il cibo, non basta la dieta: quest’ultima riequilibria i “costituenti” (i nutrienti) ma non l’aspetto affettivo ed emozionale alla base del cattivo rapporto con il cibo.

E’ dunque essenziale iniziare un percorso di scoperta delle proprie emozioni, di comprensione dei messaggi inviati dal nostro corpo e delle motivazioni profonde legate alle difficoltà con il cibo, dei traumi che non ci permettono di accettarci così come siamo e che hanno creato quegli “schemi” che guidano il nostro comportamento senza che ce ne accorgiamo.

Un percorso difficile, irto di ostacoli, ma che spalanca porte su paesaggi incredibili, su possibilità prima impensabili e che fa iniziare un cammino inizialmente faticoso ma che ad ogni passo si fa più lieve, portando verso uno stato di benessere psico-fisico e verso un rapporto nuovo e sano non solo con il cibo ma anche, e soprattutto, con il corpo e se stessi.

Annalisa Ilari

 

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*per chi volesse approfondire sono diversi gli autori che trattano di psicosomatica e di psiconeuroimmunologia. Tra gli altri: Bottaccioli, Ader, Janssen e moltissimi altri

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