Gli uomini e i disturbi dell’alimentazione: un mito da sfatare

I maschi e i disturbi dell’alimentazione: stigma sociale e stereotipi obsoleti

Come sappiamo i disturbi dell’alimentazione sono molto diffusi tra le donne e, per questo, se ne parla quasi sempre al femminile. In realtà, questi disturbi, affliggono sempre più spesso anche gli uomini.
Va detto che lo stigma sociale e lo stereotipo legato all’immagine della donna “modella”, sempre magra, perfetta, esteticamente curata e in forma, si è in parte trasferito sull’uomo e che questo cambiamento risulta essere un importante fattore di rischio per i disturbi del comportamento alimentare al maschile.

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Depilazione maschile: sempre più di moda

Una prova concreta di quanto avvenuto la si può trovare nel campo della moda maschile che, da una ventina d’anni, ha visto crescere sempre di più il proprio business e non solo riguardo all’abbigliamento. L’immagine maschile che arriva dalla passerella è quella di un uomo estremamente curato, che si concede trattamenti estetici un tempo ritenuti per sole donne e/o poco maschili, sempre in forma smagliante, depilato, attento ai particolari e ai dettagli, con un fisico scattante, muscoloso e privo di grasso. Tali standard di bellezza sono ben lontani dall’immagine maschile di qualche decennio fa.

Questo nuovo standard di bellezza maschile rimanda, in qualche modo, ad un immaginario androgino, dove i confini estetici tra corpi maschili e corpi femminili appaiono sempre più sfumati. Non a caso anche le definizioni relativi agli orientamenti sessuali sono divenute sempre più numerose e sempre più sfumate: non più solo etero- o omo-sessuale e bisex ma metrosexual, sessualità fluida, pansessualità, polissessualità e via dicendo. Se ci si pensa bene, restando nell’ambito dei disturbi dell’alimentazione, le ragazze anoressiche con i loro corpi emaciati e scheletrici contribuiscono a sfumare questo confine tra corpi maschili e femminili, visto che non hanno quelle curve e quelle morbidezze tipiche dei corpi delle donne.

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Elliott Sailors, la modella che sfila anche per le linee maschili

Questa tendenza risulta più chiara se si pensa che alcuni modelli e  modelle sfilano indifferentemente sia per linee di abbigliamento maschile che per quelle femminili (come qui e qui).

Questa omologazione dei canoni di bellezza – pur non essendo deterministica, né l’unica variabile coinvolta – corrisponde ad un altro tipo di omologazione: quella per l’ossessione della forma fisica perfetta da raggiungere, anche, attraverso restrizioni alimentari.
Dall’altra parte, proprio per questa attenzione esasperata al peso e all’apparire, l’obesità maschile non viene più considerata solo un problema di ordine medico – per le tante conseguenze sulla salute dovute al sovrappeso – ma uno stigma sociale.

Obesità che tra l’altro, nel mondo occidentale, è sempre più frequente. Così, in un mondo dove il diktat è essere sempre più magri e in forma (e apparire sempre giovani… ma quello  è un altro capitolo!) anche l’uomo inizia a soffrire degli stessi disturbi alimentari e delle stesse distorsioni nella percezione della propria immagine corporea che, un tempo, si credevano “prerogative” femminili.

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Vigoressia

Assistiamo anche alla crescita di sindromi tipicamente maschili, come la Vigoressia, o Reverse Anorexia, ossia una preoccupazione ossessiva per la propria massa muscolare che altera in modo significativo le abitudini alimentari e che può portare ad un’eccessiva ipertrofia muscolare.

Va detto però che, rispetto al passato, si assiste anche ad un maggior numero di richieste di trattamento da parte di uomini che presentano disturbi dell’alimentazione. E questo, forse, è il segno di una nuova consapevolezza: in parte dovuta ad un’accresciuta conoscenza degli effetti deleteri che stili alimentari scorretti possono avere sulla salute, ma in parte anche come risultato positivo del cambiamento socio-culturale in atto. Una consapevolezza cioè relativa al fatto che anche gli uomini possono soffrire di disturbi del comportamento alimentare e avere difficoltà ad accettare la propria immagine.

E’ bene chiarire che il fenomeno di cui stiamo parlando non è affatto raro. Già nel 1992, negli Stati Uniti, dove i disordini alimentari sono molto più diffusi che da noi – anche se, purtroppo, ci stiamo allineando – gli uomini rappresentavano circa il 10% dei soggetti affetti da un disturbo dell’alimentazione (Anderson, 1992).
Attualmente la percentuale è più elevata e tra i pazienti affetti da Binge Eating Disorder (BED) gli uomini rappresentano addirittura il 40% di tutti i BED.

In un paese come il nostro, dove le differenze di genere sono ancora molto marcate rispetto ad altri paesi occidentali, si ritiene che i dati relativi alla prevalenza dei disturbi alimentari tra gli uomini (peraltro scarsi) siano sottostimati. Infatti, soprattutto in alcune aree geografiche, resiste ancora lo stereotipo dell’uomo che non si preoccupa troppo della propria forma fisica perché “superiore” rispetto a certi problemi tipicamente femminili e che, perciò, non chiede aiuto. Un vero e proprio stigma che la cultura dell’apparenza tra lentamente sgretolando anche se gli effetti, purtroppo, non sono sempre positivi. Se da una parte, infatti, si assiste ad una maggiore consapevolezza, dall’altra si assiste ad un aggravarsi del fenomeno.

Aspetti clinici

Gli aspetti clinici dei disturbi di alimentazione che affliggono gli uomini sono praticamente gli stessi di quelli che si manifestano nelle donne. Sintomi, segni, sofferenza e complicazioni fisiche sono comparabili e sovrapponibili. Allo stesso modo, non si evidenziano differenze significative rispetto ai disturbi co-occorrenti.

Per quanto riguarda i fattori legati all’insorgenza del disturbo vi sono invece alcune differenze ma solo apparenti. Se è vero che gli standard socio-culturali stanno imponendo una nuova immagine ideale – poco naturale e molto artefatta – di uomo, come dicevamo poco sopra, è vero anche che questo fenomeno è piuttosto recente rispetto a quello al femminile. In ogni caso la percezione distorta della propria immagine corporea, proprio come per le femmine, costituisce un importante predittore dell’insorgenza di un disturbo alimentare. Il fatto che l’obiettivo dell’uomo sia più indirizzato all’ottenere una certa distribuzione del tono e della massa muscolare, piuttosto che un fisico molto magro, non cambia, fondamentalmente, l’importanza di tale fattore. Un segno tangibile di quanto affermato finora è dato dall’incremento delle attività collegate alla bellezza maschile: non solo moda e abbigliamento, ma anche trattamenti estetici e chirurgia plastica.

Prevalenza e caratteristiche dei Disturbi di Alimentazione tra i maschi

Come accennato poco sopra, i dati epidemiologici relativi alla realtà italiana sono scarsi e poco aggiornati. Possiamo comunque affermare che si avvicinano a quelli degli altri paesi occidentali. Di seguito riportiamo quanto emerge da alcuni studi internazionali focalizzati sul fenomeno dei disturbi alimentari al maschile.

 

Gli uomini rappresentano il 40% di tutti i soggetti affetti da Binge Eating Disorder (BED)

 

  • La prevalenza nel corso della vita di disturbi dell’alimentazione tra i maschi è di circa lo 0,3% per l’Anoressia Nervosa, dello 0,5% per quanto riguarda la Bulimia Nervosa e, infine, del 2.0% per il Binge Eating Disorder (Swanson, et al., 2011). I dati al femminile sono, rispettivamente, 1,0%, 2,0% e 3,5%.
  • Tra i disordini alimentari, quello con la percentuale di maschi più elevata è il Binge Eating Disorder (BED): i maschi sono circa il 40% di tutti i soggetti affetti da BED.
  • In generale, nei maschi l’insorgenza di disturbi dell’alimentazione si manifesta più tardi che nelle femmine. Ciò nonostante, negli ultimi anni, si assiste ad uno spostamento dell’insorgenza in età sempre più precoce e, addirittura, alcuni casi si manifestano durante l’infanzia. Anche nelle femmine si assiste ad un preoccupante slittamento dei disturbi del comportament alimentare, e più in particolare dell’anoressia nervosa, che anticipano sempre più la loro comparsa (addirittura tra gli 8 e i 9 anni).
  • Dalle ricerche epidemiologiche sui disturbi dell’alimentazione emerge un altro dato interessante e degno di attenzione: alcune attività atletiche sembrano favorire l’insorgenza di disturbi dell’alimentazione sia nei maschi che nelle femmine. Si tratta di attività che richiedono particolari restrizioni dietetiche, sia in senso qualitativo che quantitativo. In particolare: ginnasti, corridori, body builders, canottieri, wrestlers, atleti, ballerini e nuotatori (Andersen et al., 1995). L’elenco non è certo esaustivo, né si può affermare che certe attività portino sempre ed inesorabilmente ad un disturbo dell’alimentazione. Quel che è certo, però, è che più l’attività atletica richiede uno stretto controllo del peso per migliorare la performance e più è alto il livello agonistico/professionale di tali attività, allora più è elevato il rischio di sviluppare un comportamento alimentare patologico.
  • Se è vero che i disturbi dell’alimentazione colpiscono in modo trasversale tutti gli individui, di qualsiasi orientamento sessuale essi siano, è vero anche che tra gli uomini omosessuali il rischio è più elevato. Si suppone che ciò sia dovuto ad almeno due fattori: il primo di questi è che il disturbo alimentare può essere utilizzato quale strategia di coping disfunzionale per far fronte alla difficoltà di vivere serenamente la propria sessualità o di accettarla; il secondo fattore può essere dovuto al fatto che nella “cultura” gay, così come per le donne, la pressione relativa alla forma fisica perfetta – definizione che include e sottende l’essere magri – sia molto elevata, o almeno più che tra i maschi eterosessuali (Schneider & Agras, 1987).
  • Storicamente, la letteratura scientifica sui disturbi dell’alimentazione si è occupata in modo particolare delle donne per i motivi già abbondantemente illustrati. E ciò che emerge con chiarezza da questa letteratura è che i disturbi dell’alimentazione si presentano, spesso, in quadri psicopatologici complessi. C’è un’alta prevalenza, infatti, di disturbi co-occorrenti quali depressione, disturbi d’ansia, abuso di sostanze e disturbi di personalità. Questo profilo di comorbilità sembra riguardare in ugual misura il fenomeno al maschile.

Trattamento e percorsi di cura

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Anoressia maschile

Da quanto emerso finora è chiaro che le indicazioni di cura e trattamento dei disturbi di alimentazione nell’uomo, non saranno molto diverse da quelle già indicate nei precedenti articoli.
In riferimento all’ultimo punto esaminato nel precedente paragrafo, risulta chiaro, inoltre, che in presenza di un disturbo dell’alimentazione conclamato, i soggetti che chiedono aiuto per ritrovare il loro equilibrio, trarranno un maggior beneficio, e innalzeranno le probabilità di riuscita, se si rivolgeranno a contesti medici, residenziali e non, dove siano presenti equipe multidisciplinari con medici, psicologi, psichiatri e specialisti della nutrizione.

In generale, ma soprattutto nel nostro paese, è necessario fare informazione, innalzare la soglia di attenzione rispetto al fatto che anche gli uomini possono soffrire di un disturbo che, un tempo, si pensava prevalentemente femminile e far arrivare il messaggio che anche loro, in questo caso, necessitano di un aiuto professionale e devono evitare il “fai da te”.

L’abbattimento  dello stigma sociale, come dicevamo, dovrà quindi essere supportato da una crescita della consapevolezza e, dall’altra parte, dalla corretta informazione e dal sostegno psicologico indispensabile per coloro che, ancora, provano un certo grado di imbarazzo a rivolgersi ad un professionista della salute per problemi legati all’immagine e all’alimentazione.

 

 

Att.ne:
L’articolo ha uno scopo puramente divulgativo e NON DIAGNOSTICO. I segni e i sintomi riportati sono esempi di ciò che la letteratura riporta rispetto al disturbo trattato nel presente articolo. Per una vera diagnosi è necessario rivolgersi ad un professionista del settore. Se si riconoscono questi segni e questi sintomi in se stessi o in una persona conosciuta è necessario rivolgersi ad uno specialista dell’alimentazione, e/o ad un medico, e/o ad uno psicologo, e/o ad uno psichiatra. Si sconsiglia vivamente il “fai da te”. Nel caso si assumano dei farmaci che possono modificare il comportamente alimentare NON SOSPENDERLI PER NESSUN MOTIVORivolgersi SEMPRE ad un medico.

Per qualsiasi ulteriore informazione o per fissare  un appuntamento contattatemi:

email info@annalisailari.it, tel 333 4552915.

Il primo colloquio è gratuito.

 

Per chi vuole approfondire

Anderson, A. E. (1992). Eating disorders in males: Critical questions. In R. Lemberg (Ed.), Controlling eating disorders with facts, advice and resources (pp. 20-28). Phoenix, AZ: Oryx Press.
Braun, D. L., Sunday, S. R., Huang, A., & Halmi, K. A. (1999). More males seek treatment for eating disorders. The International Journal of Eating Disorders, 25(4), 415-424.
Wertheim, E.G., et al. (1992). Psychosocial predictors of weight loss behaviors and binge eating in adolescent girls and boys. The International Journal of Eating Disorders, 12 (2), 151-160.
Swanson, S. A., et al. (2011). Prevalence and correlates of eating disorders in adolescents: Results from the national comorbidity survey replication adolescent supplement. Archives of General Psychiatry, 68(7), 714-723.
Andersen, R.E., et al. (1995). Weight loss, psychological and nutritional patterns in competitive male body builders. International Journal of Eating Disorders, 18, 49-57.
Schneider, J.A., & Agras, W.S. (1987). Bulimia in males: A matched comparison with females. International Journal of Eating Disorders, 6, 235-242.Braun, D. L. (1997).  Eating Disorders in Males. Medscape Psychiatry & Mental Health eJournal. 1997;2(2) © 1997 Medscape. Posted: 04/05/2002.
Andersen, A. E., & Holman, J. E. (1997). Males with eating disorders: Challenges for treatment and research. Psychopharmacology Bulletin, 33(3), 391-397.
Andersen, A. E., Watson, T., & Schlechte, J. (2000). Osteoporosis and osteopenia in men with eating disorders. Lancet, 355(9219), 1967-1968. doi:10.1016/S0140-6736(00)02330-8ù

 

 

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